17 dicembre 2008

A proposito di Kadyrov (XIII)

Un autunno di uccisioni a colpi d’arma da fuoco

A ricevere informazioni del genere dalla Cecenia ci eravamo già disabituati

La fine dell’autunno in Cecenia è risultata sanguinosa in modo raro.

Nella notte del 23 novembre nel villaggio Sadovoe nel distretto di Groznyj è stata fatta esplodere un’automobile Niva e sono morte quattro persone. Tra queste c’erano il vice-comandante del contingente di guardia non istituzionale [1] di un complesso gas-petrolifero Leča Talchadov e il consigliere del muftì della Cecenia Magomed-Šerip Dadaev.

Il 27 novembre sul territorio della repubblica sono stati trovati i cadaveri di otto donne. Il metodo di uccisione è stato esattamente identico per tutte: una scarica di armi automatiche e un colpo di grazia [2] alla testa.

Il 28 novembre alla periferia di Groznyj sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco due ragazzi del villaggio [3] Pervomajskaja, un terzo – Il’jas Abdurachmanov – è riuscito a fuggire. Il 29 novembre si è recato spontaneamente alla Sezione territoriale della polizia (ТОМ [4]) del distretto di Groznyj e non è più tornato a casa. Della sua sorte finora non si sa niente.

Il 30 novembre sono stati sequestrati i quattro fratelli Ilaev, tre dei quali sono stati uccisi, uno (in età scolare) è tornato a casa con segni di torture.

Le versioni ufficiali, rilasciate dalle autorità cecene e dagli inquirenti, si sono rivelate prevedibili.

L’uccisione del vice-comandante del contingente petrolifero Talchadov è stato un atto terroristico.

L’uccisione dei fratelli Ilaev e dei ragazzi di Pervomajskaja sono state un’operazione speciale per l’eliminazione [5] dei wahhabiti [6].

L’uccisione seriale di donne a colpi d’arma da fuoco è stata una vendetta dei parenti per la prostituzione.

L’atto terroristico

Il vice-comandante del contingente petrolifero Leča Talchadov era un poliziotto noto e rispettato in Cecenia. Iniziò il suo servizio ancora sotto il potere sovietico. Ai tempi di Ramzan Kadyrov lottava contro gli abusi dei “kadyroviani” [7], tentò di portare ordine nel contingente petrolifero e liberò persone sequestrate con i propri uomini, quando ne fu in grado.

Il 22 novembre a tarda sera vicino a casa Talchadov nel villaggio di Sadovoe nel distretto di Groznyj la macchina Niva appartenente a Talchadov è stata colpita con armi da fuoco. Al rumore degli spari i vicini sono accorsi, lo stesso Leča e suo nipote Zejndi sono usciti di casa. E in quel momento è risuonata una potente esplosione – vicino alla Niva era stato posto un ordigno. Leča è morto.

L’agenzia di informazioni ufficiale della Repubblica Cecena “Grozinform” ha paragonato questo atto terroristico alla nota esplosione di una UAZ [8] nel villaggio di Znamenskoe [9] nel 2005. In effetti è stato seguito lo stesso schema. Solo che l’agenzia di informazioni non è stata a dire che l’atto terroristico di Znamenskoe non fu affatto organizzato da militanti, ma dai killer del reparto “Gorec” [10], capeggiati dal tenente colonnello dello FSB [11] Movladi Bajsarov. Il crimine era diretto contro gli agenti dello ROVD [12] e dello FSB di Znamenskoe, che erano in concorrenza con gli uomini di Bajsarov nell’approvvigionamento illegale di petrolio.

Ed ecco che nel caso di Leča Talchadov sono apparse le tracce degli ex combattenti del reparto “Gorec”. Fra l’altro secondo la stessa logica di Znamenskoe.

Allora, per nascondere la partecipazione dei killer del “Gorec” all’esplosione della piccola UAZ, furono trovati dei capri espiatori [13] tra i pastori locali. Sotto tortura estorsero da loro le necessarie confessioni.

Nel caso di Leča Talchadov la caccia ai suoi assassini è stata condotta dal capo della Polizia territoriale Chusejn Magomadov, noto a tutta la repubblica con il soprannome “Iran”. Magomadov è un combattente del reparto “Gorec” passato dalla parte di Kadyrov durante il conflitto di quest’ultimo con Movladi Bajsarov. Dopo l’uccisione di Bajsarov Iran ha mantenuto le armi, il buon posto e il favore di Ramzan.

Al momento Iran si è messo in luce in due operazioni speciali per la ricerca e l’eliminazione di persone ritenute aver preso parte all’uccisione di Leča Talchadov. Da una parte l’attività di Talchadov è comprensibile – c’è un’informazione operativa, secondo cui il comandante del contingente petrolifero Šarip Demel’chanov avrebbe promesso una grossa ricompensa (5 milioni di rubli [14]) a chi trovasse gli assassini di Talchadov.

D’altra parte stupisce che non si sia neanche cercato di prendere vivi e mettere sotto processo i presunti assassini di Talchadov. Al contrario, sono stati tutti eliminati.

L’operazione “arruolatore”

Alla fine di novembre nel villaggio di Radužnoe nel distretto di Groznyj ha iniziato a operare il procacciatore Lom-Ali Arsanukaev. Ci sono dati operativi che consentono di parlare dei legami di Arsanukaev con il capo del TOM del distretto di Groznyj Iran e il suo parente Ramzan Groznyj.

Arsanukaev riuscì ad arruolare “tra i militanti” due abitanti del villaggio di Radužnoe – i giovani Il’jas Abdurachmanov e Ibragim Pajzulaev e anche l’abitante della borgata di Dolinskij Anzor Salgiriev. La partenza per darsi alla macchia era fissata per il 28 novembre. I giovani, su ordine di Arsanukaev, giunsero a Groznyj. Arsanukaev li fece sedere nella propria macchina e li portò alla periferia della città. Poi uscì dalla macchina, ordinando ai ragazzi di aspettare.

I militanti non ancora divenuti tali aspettarono Arsanukaev molto a lungo e alla fine decisero di tornare a casa. Ma al più vicino posto di blocco, presso il villaggio di Proletarskoe, fu aperto il fuoco sulla macchina. Anzor Salgiriev e Ibragim Pajzulaev morirono, Il’jas Abdurachmanov riuscì a fuggire. Giunse a casa. Al mattino, cedendo alle preghiere della madre, andò a costituirsi dal capo del TOM del distretto di Groznyj Iran. Iran dichiarò che avrebbe dovuto portare Il’jas Abdurachmanov dal comandante del contingente petrolifero Šarip Demel’chanov, poiché Il’jas era sospettato di complicità nell’omicidio di Leča Talchadov. Dopo di che Il’jas è scomparso. Sua madre non riesce a ottenere alcuna informazione sulla sua sorte.

Peraltro sul nastro della “Grozinform” è apparsa notizia di “membri attivi” del sottosuolo banditesco, “che hanno opposto resistenza armata e sono stati eliminati dal fuoco di risposta durante le misure operative di ricerca”.

I “membri attivi” erano Anzor, Ibragim e Il’jas, scomparso senza lasciare traccia.

Il’jas, fra l’altro, aveva solo 18 anni. Due anni fa suo padre è morto e Il’jas era, essenzialmente, colui che dava da vivere alla famiglia. Alla madre di Il’jas sono rimasti altri sei figli…

I fratelli Ilaev

Il 30 novembre i combattenti di Iran hanno fatto irruzione in casa Ilaev.

La famiglia Ilaev si era appena rimessa in piedi. Solo poco tempo fa avevano ricevuto un risarcimento per la casa a Bamut [15] distrutta durante la guerra (fra l’altro, come usa nella repubblica, hanno pagato una bustarella pari al 50%). Non di meno hanno potuto comprare una casina piccolissima nel villaggio di Pervomajskaja nel distretto di Groznyj. I figli maggiori degli Ilaev avevano un buon lavoro. Zurab era in servizio nello stesso contingente petrolifero e Achdan si era impiegato come custode di una sezione del Fondo pensionistico. In famiglia aspettavano di giorno in giorno un nuovo arrivo – la moglie di Achdan, Zarema, doveva partorire. E per il padre degli Ilaev Datcha si era avverato il sogno della vita: il 28 novembre era partito per lo hajj [16].

Verso le otto di sera uomini in tuta mimetica mascherati hanno fatto irruzione in casa, hanno portato via Achdan e poi il fratello mezzano Al’vi. Hanno spinto in macchina anche delle donne – Zalina Ilaeva e Zarema, incinta. Hanno preso via il diciassettenne Imam Ilaev.

Sono stati portati nell’edificio della Sezione territoriale della polizia del distretto di Groznyj. Da Iran. Zalina ha rammentato l’ufficio con uno strano, lungo tavolo spoglio. Là hanno portato i fratelli Ilaev. Le donne sono state portate nella stanza vicina. Hanno sentito grida terribili, Zalina ha riconosciuto le voci dei fratelli. Zalina si è sentita male. Le hanno lasciate andare a casa. E’ tornato vivo anche il diciassettenne Imam, il suo corpo era tutto un livido.

Al’vi e Achdan non sono tornati.

Il giorno dopo in casa Ilaev giunse un ispettore di polizia e disse che i fratelli erano sospettati dell’omicidio di Leča Talchadov. Il 2 ottobre nel sito di “Grozinform” comparve la notizia: “…mentre venivano passati al pettine i luoghi tra i centri abitati di Nagornoe e Kerla-Jurt durante uno scontro a fuoco che ha avuto luogo sono stati eliminati due membri di formazioni armate illegali”. Cioè Al’vi e Achdan Ilaev…

Il 3 ottobre la madre fu chiamata all’obitorio per il riconoscimento. Era difficile riconoscere i cadaveri di Al’vi e Achdan. Avevano segni di emorragie sottocutanee, ferite orribili e le teste crivellate.

Il 4 ottobre gli Ilaev vennero a sapere che tre giorni prima era stato sequestrato, mentre andava a prendere servizio (nello stesso contingente petrolifero) il quarto figlio – Zurab Ilaev. Il sequestro era avvenuto, a ben vedere, con i comandanti di Zurab a conoscenza del fatto. Il corpo fu trovato solo l’8 dicembre in una discarica a 200 metri dalla base del reparto “Sever” [17] dei kadyroviani. Zurab era stato picchiato e soffocato.

Le donne

Il contemporaneo e vistoso omicidio di otto donne ha fatto rumore non solo in Cecenia, ma anche in Russia. E perfino nel resto del mondo. I giornalisti stranieri hanno bombardato di chiamate gli attivisti per i diritti umani e i giornalisti ceceni e hanno scritto: così i parenti hanno punito alcune cecene per il loro comportamento amorale secondo i costumi locali.

Questa versione assurda è stata sostenuta anche dalla leadership cecena. Ramzan Kadyrov si è espresso retoricamente: be’, se una donna è amorale, non è un motivo per uccidere.

Lo stesso Kadyrov in quasi tutti gli interventi pubblici accusa le cecene moderne di depravazione, di leggerezza, di degenerazione “occidentale”. Invita a tornare ai valori musulmani tradizionali. E non si limita agli inviti!

A sentire l’entourage di Kadyrov viene fuori che tutti i giovani ceceni sono potenziali wahhabiti (e šaitany [18]), e tutte le giovani cecene vanno a prostituirsi. Il più delle volte di questo si preoccupano i più noti militanti e depravati del recente passato.

Ma l’ipocrisia, come sempre, viene fuori. E fin d’ora le informazioni operative confermano questa regola. A causa di orge sessuali si è contagiato con il virus HIV uno dei comandanti di Kadyrov. Questi ha contagiato anche due sue mogli. Similmente, secondo i medici, risulta infetta una lista di suoi partner sessuali. Evidentemente anche qui è stata fatta una lista. Solo in Cecenia questa è divenuta anche una lista di persone da uccidere a colpi d’arma da fuoco. L’omicidio seriale per vendetta è al giorno d’oggi l’unica versione realistica per la morte di quelle donne. I parenti non c’entrano per nulla.

In effetti, perlomeno cinque delle donne uccise si possono considerare “donne di facili costumi”. Tra queste suscita un particolare interesse la daghestana Petimat Magomedova, registrata come residente a Kizljar [19].

E’ stato stabilito che la Magomedova viveva da molto tempo a Groznyj e che a suo tempo fosse strettamente legata a Movladi Bajsarov e, di conseguenza, ai militanti del reparto “Gorec”. Secondo gli agenti operativi, proprio per mezzo della Magomedova gli agenti dell’UBOP [20] ceceno scoprirono un’intera serie di crimini. Tra questi anche quelli compiuti direttamente dagli uomini di Bajsarov. Secondo dati operativi, fino agli ultimi tempi Petimat Magomedova mise ragazze sul mercato sessuale clandestino ceceno. In particolare lo stesso Iran, che per molto tempo era stato un collaboratore del reparto “Gorec”, non poteva non conoscere Petimat Magomedova.

Si decideranno gli inquirenti a collegare l’omicidio delle donne all’entourage di Kadyrov?

Finora i casi delle donne uccise non sono stati neanche uniti in un solo fascicolo, la versione della “vendetta dei parenti” non è stata rigettata. Ma allo stesso tempo persone vicine al presidente ceceno parlano cinicamente di un possibile “seguito”: la lista di persone da uccidere, pare, è molto lunga…

Tutta questa situazione rappresenta una minaccia concreta per le donne cecena. Tra le “vittime del 27 novembre” sono capitate del tutto casualmente Madina e Kuban Èl’saeva. Madina e Kuban erano comuni cecene oneste. Ognuna di esse ha lasciato figli e parenti. I funerali e il pranzo in onore di Madina e Kuban [21] si sono svolti pubblicamente. Le hanno sepolte i loro mariti.

In genere in Cecenia le donne con una reputazione macchiata vengono sepolte in gran segreto.

Magomet Aliev,
articolo speciale per la “Novaja gazeta”,
Cecenia

15.12.2008, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2008/93/20.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] A guardia delle installazioni petrolifere russe ci sono veri e propri eserciti privati poco regolamentati.

[2] Letteralmente (e cinicamente) “di controllo”.

[3] Stanica, cioè villaggio costruito dai cosacchi.

[4] Abbreviazione della dicitura russa Territorial’nyj Otdel Milicii.

[5] Letteralmente “annientamento”.

[6] “Wahhabita” in Russia è sinonimo di “terrorista islamico”.

[7] Kadyrovcy, i terribili uomini dell’esercito privato di Achmat Kadyrov, passato in eredità al figlio Ramzan come la carica del presidente.

[8] Ul’janovskij Avtomobil’nyj Zavod (Fabbrica di Automobili di Ul’ajnov), casa automobilistica nota anche in Italia.

[9] Nella Cecenia nord-occidentale.

[10] “Montanaro”.

[11] Federal’naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), l’erede del KGB.

[12] Rajonnoe Otdelenie Vnutrennich Del (Sezione Provinciale degli Affari Interni), in pratica la polizia provinciale.

[13] Letteralmente “addetti allo scambio ferroviario”, secondo il detto russo “la colpa è sempre dell’addetto allo scambio ferroviario”.

[14] Oltre 130.000 euro.

[15] Nella Cecenia occidentale.

[16] Il pellegrinaggio alla Mecca, che ogni musulmano deve compiere almeno una volta nella vita.

[17] “Nord”; i reparti dei kadyroviani hanno i nomi dei punti cardinali.

[18] Gli esseri malefici della demonologia islamica e per estensione gli uomini totalmente perversi.

[19] Città del Daghestan occidentale, al confine con la Cecenia.

[20] Upravlenie po Bor’be s Organizovannoj Prestupnost’ju (Direzione per la Lotta alla Criminalità Organizzata).

[21] Nella tradizione russa e cecena i parenti dei defunti offrono ad amici e parenti un pranzo, che è considerato parte integrante del rito funebre.


http://matteobloggato.blogspot.com/2008/12/menzogne-e-orrori-dietro-la-facciata.html

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